Dove lavori conta: gli spazi influenzano la mente

Negli ultimi anni, il tema della sostenibilità negli edifici è diventato centrale: materiali ecologici, efficienza energetica, certificazioni come LEED, BREEAM … Ma vi siete mai chiesti quanto incide l’ambiente di lavoro sulla produttività mentale e sul benessere delle persone?

La Harvard School of Public Health ha provato a rispondere conducendo uno studio su 109 lavoratori in 10 edifici “ad alte prestazioni”, distribuiti in 5 città americane (Boston, Washington, Denver, San Jose e Los Angeles). Alcuni di questi edifici sono green certified (con certificazioni ecologiche come LEED o BREEAM), altri no; tutti rispettano comunque alti standard di ventilazione e qualità dell’aria.
L’obiettivo dei ricercatori era chiaro: capire se lavorare in un ambiente certificato ecologico incida sulla salute, sulla lucidità mentale e sulla qualità della vita lavorativa.
I risultati ottenuti sono davvero interessanti: chi lavora in edifici green certified ha ottenuto punteggi più alti del 26% nei test cognitivi, soprattutto nelle aree più complesse come pianificazione, strategia, risposta a crisi e utilizzo delle informazioni; ed il +6% ha riscontrato una migliore qualità del sonno. Infatti l’esposizione alla luce naturale, tipica degli edifici certificati green, durante il giorno migliora il ritmo circadiano e la qualità del riposo notturno. Inoltre per i lavoratori degli edifici green certified è stato registrato il – 30% in meno di sintomi fisicicome mal di testa, stanchezza, fastidi agli occhi e difficoltà di concentrazione.
E non è tutto: i partecipanti hanno anche percepito meglio l’ambiente (luce, temperatura, aria), sono più soddisfatti e più raramente disturbati da rumori o odori sgradevoli.
L’aspetto interessante dello studio è che, come abbiamo menzionato ad inizio articolo, tutti gli edifici coinvolti sono ad alte prestazioni, con buoni livelli di ventilazione, bassi VOC, e comfort termico accettabile. Eppure, gli edifici con certificazione green hanno fatto la differenza.
Perché? Perché non si tratta solo di parametri tecnici, ma di una cura progettuale complessiva: illuminazione, materiali, gestione dei sistemi, attenzione alla salute, manutenzione, feedback degli utenti.
Nasce un nuovo approccio: la “Buildingomics”.
Proprio per affrontare questa complessità, i ricercatori propongono un nuovo termine: Buildingomics. Una disciplina che studia l’insieme di tutti i fattori di un edificio che possono influenzare salute, benessere e produttività: qualità dell’aria, acustica, illuminazione, materiali, organizzazione degli spazi, e molto altro. È un invito a guardare l’edificio non come un contenitore, ma come un ecosistema che agisce direttamente sul corpo e sulla mente delle persone.
Quindi, per chi si occupa di risorse umane, sostenibilità, facility management, progettazione o direzione aziendale, questi dati fanno sorgere una domanda spontanea: i nostri spazi di lavoro aiutano le persone a dare il meglio?
Investire in un edificio certificato non significa solo “fare la cosa giusta per l’ambiente”, ma creare valore umano ed economico, migliorare il benessere, la lucidità e la produttività dei propri team. In un momento storico in cui si parla tanto di smart working, ritorno in ufficio, engagement e work-life balance, lo spazio fisico torna ad avere un ruolo chiave.
E tu cosa ne pensi? La tua azienda ha già intrapreso un percorso per rendere l’ambiente salubre e a misura d’uomo?




